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A margine del “Borsalino Day” la Presidente della Regione Piemonte, l’On. Mercedes Bresso ha lasciato intendere la possibilità di ridiscutere l’area per la costruzione del nuovo ospedale di Alessandria. E sulle adiacenze del Centro di riabilitazione Borsalino ha puntato anche la Provincia di Alessandria, con una dichiarazione esplicita della Vicepresidente Rita Rossa. Tali esternazioni hanno provocato la reazione decisa degli esponenti di AN-PdL, che difendono la scelta effettuata dall’Amministrazione Comunale di Alessandria. “Individuando l´area per il nuovo ospedale di Alessandria abbiamo fornito un notevolissimo contributo alla crescita della nostra comunità: ora però non tocca al Comune costruire la parte edile, ma alla Regione. E francamente siamo preoccupati”. E’ quanto affermano il Consigliere Regionale Marco Botta ed il Consigliere Comunale di Alessandria Mario Bocchio.” La stessa Regione ha annunciato investimenti di edilizia ospedaliera in tutto il Piemonte per circa 4 miliardi avendo però a disposizione solo alcune decine di milioni di euro - sottolineano - Come nel gioco del poker, bisognerà pertanto anticipare le mosse dell’avversario, ovvero appurare se siamo davanti solo ad un annuncio ad effetto da parte della Presidente Bresso. Ne siamo convinti, dopo aver appreso le recenti novità provenienti dalla stessa Regione e dalla Provincia, ovvero la possibilità di cambiare area, quindi di ricominciare tutto l’iter”. “Bene, hanno annunciato lo stanziamento di 2 milioni e mezzo di Euro, ma a fronte di un impegno minimo di 220 milioni, così facendo ci vorranno cento anni! - aggiungono - Non è, forse, che siamo davanti all’ ennesimo proclama elettorale, visto che ormai siamo alla vigilia della campagna per il rinnovo della Regione?”. Proprio sulla scelta dell’area Botta e Bocchio sono categorici: "Spettava esclusivamente al Comune di Alessandria ed il Comune di Alessandria l´ho ha diligentemente e coscienziosamente fatto. Difendiamo a spada tratta la decisione assunta dalla Giunta ed approvata dal Consiglio Comunale: la scelta del Cristo, che garantisce sicurezza, contenimento del rischio di esondazione (a 15 anni di distanza ci troviamo ancora nella condizione di constatare la parte Nord della città a rischio) ed idoneità del contesto ambientale è poi anche interessante se lo inseriamo nel contesto della storia di Alessandria, con la trasformazione che ha avuto nel ventesimo secolo. Forse si chiude un ciclo iniziato nel dopoguerra, che ha visto il Cristo trasformarsi non in un sobborgo ma in parte integrante della città, equiparata al centro". Oggi è venuto il momento di transitare nel più breve tempo possibile dalla fase della scelta della zona su cui costruire la struttura, fatta, ai veri contenuti, garanzia essenziale per un nosocomio di rilevanza nazionale, capace di produrre prestazioni di alta complessità, ragionando inoltre su una nuova visione di ospedale con spazi che tengano conto della diminuzione dei tempi di attesa e del potenziamento di servizi come il day-service e il day-hospital, ma anche di problematiche sociali come l´aumento della popolazione anziana. Quattro elementi, a questo punto, dovranno essere sviluppati: vigilare affinché sia un ospedale veramente all’altezza per le prestazioni offerte, per i servizi e per il livello di umanizzazione; salvaguardare la parte monumentale del "S. S. Antonio e Biagio", convinti che non si possa ancora una volta sacrificare una parte della nostra città; puntare al definitivo sviluppo del Borsalino; salvaguardia dell’eccellenza pediatrica dell’Ospedale Infantile". Anzi, con il nuovo ospedale, Alessandria dovrà finalmente dotarsi di un funzionale Polo Materno Infantile, in grado di soddisfare tutte le esigenze della maternità, ovvero della gravidanza, del parto e delle eventuali patologie neonatali e pediatriche. Nel frattempo, sollecitiamo la stessa Regione Piemonte Regione Piemonte affinché tutti i servizi sanitari pediatrici presso l´Ospedale Infantile "Cesare Arrigo" vengano garantiti ed offerti in un contesto che metta gli utenti a proprio agio e consenta di raccogliere le spinte propulsive all’innovazione e al miglioramento, che sono necessarie anche per reggere il confronto con le strutture di altre Regioni che confinano con la provincia di Alessandria”.“Infine vogliamo concentrare l´attenzione su quella che giudichiamo in modo palese "una promessa non mantenuta da parte della Regione": la PET - concludono - Gli alessandrini attendono questa strumentazione all’avanguardia per la diagnosi oncologica precoce, più volte promessa, ma non ancora in dotazione all´Ospedale. La Regione aveva detto di impegnarsi per reperire i 500.000 euro necessari per questa importante apparecchiatura, ma oggi i possibili utenti sono ampiamente penalizzati, dovendosi recare a Torino, a Novara e a Cuneo”.
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