| 14/01/2010 - I peggiori sprechi della Giunta Bresso. Un libro denuncia sulla irresponsabile gestione del centro sinistra della nostra Regione |
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Allo scadere dei cinque anni è sembrato opportuno redigere una sorta di ‘bilancio di fine mandato’ della giunta Bresso. L’augurio era di trovarsi di fronte ad un Ente che oltre alle già numerose falle annunciate spesso dagli organi di stampa, nulla o poco avesse di cui rammaricarsi. Invece, leggendo le oltre 20 mila delibere e le altrettante determine e spulciato tra tutte le assegnazioni di contributi, affidamenti di incarichi e consulenze affidate dalla Regione, è emerso un filo rosso ben intessuto dalla Bresso e dalla sua giunta che lega consulenze, dispendi di denaro del centro sinistra che non si limita all’affidamento di incarichi diretti o di contributi regionali ma che gestisce una più ampia rete di incarichi di ‘sottogoverno’ o affidata attraverso le partecipate a controllo pubblico. Con questo libro non si vuole processare nessuno, ma solo spiegare ai piemontesi che non è vero che la Regione non ha soldi per garantire i servizi essenziali o per aiutare le famiglie in difficoltà a superare questa crisi, ma i fondi di cui dispone sono stati mal utilizzati e spesso sperperati. In questo libro-denuncia è stata stilata una sorta di classifica degli sprechi della giunta,e sono stati riportati i casi più emblematici di come questa amministrazione abbia preferito ad una politica di trasparenza e serietà una gestione caratterizzata da sperperi e progetti poco utili per la popolazione. Tanto che, la Corte dei Conti nella relazione del 2009 ha denunciato l’utilizzo improprio dello strumento delle consulenze da parte della giunta Bresso, venendo a mancare il principio dell’eccezionalità, della temporaneità e della straordinarietà (ovvero una consulenza non può essere reiterata nel tempo e deve disporre di professionalità non presenti all’interno dell’Ente) oltre che al metodo adottato per l’affidamento (nel caso della Regione diretto tramite lettera). I dati sono significativi: 29 milioni di euro in 5 anni. A cui bisogna aggiungere consulenze indirette, ovvero incarichi affidati da enti controllati dalla Regione, come le ASL (150 milioni di consulenze) e le partecipate (40 milioni). In tutto in 5 anni: 200 milioni di euro in consulenze. Il caso più significativo è quello di Brackenbury: curriculum da tour operator, nel 2007 riceve un contratto di consulenza da parte della Regione per 30 mila euro per 3 giorni al mese per 5 mesi. Ovvero 2000 euro al giorno. Peccato poi che la Corte dei Conti ha avvisato un’anomalia nella sua collaborazione e richiede alla Regione ‘provvedimenti correttivi’, poiché allo scadere della consulenza il sign. Brackenbury non aveva consegnato la relazione dovuta. Risultato: per il lavoro (non) svolto ottiene 15 mila euro, 1000 euro al giorno. Tra i super consulenti molti sono i simpatizzanti di partito. Così l’ex segretario generale di una giunta di centro sinistra, Giuseppe Geraci, ottiene incarichi per 245 mila euro. Ma la stessa cifra va anche ad un candidato del 1994, Pier Paolo Golinelli, e a Ercole Lucotti, vicino al centro sinistra e segretario dell’ISRAC Consorzio per l’istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Provincia di Alessandria. Stesso importo è speso anche per una consulenza affidata all’ex revisore del conti di un comune a maggioranza centrosinistra Pierluigi Ropolo. Per le donne: chi firma l’appello al voto dell’attuale presidente della Provincia (sinistra) come Loredana Cappelli ottiene 212 mila euro in consulenza. Poco meno 84 mila euro, ottengono Luisa Ballari, consigliera centrosinistra, e Fortunata Chirico,candidata Ds Circoscrizione 6 Torino. O ancora la cooperativa S&T, la cui presidente Alberta Pasquero è consigliera PD a Ivrea, ottiene incarichi per centinaia di migliaia di euro. E se questi dati sembrano strani, il fatto che ogni extracomunitario costi 182 euro non sorprenderà…se poi si va a vedere che a loro la giunta dà 30 milioni di euro, che sono solo il 4% della popolazione, che ha tra l’altro gode di assistenza sanitaria gratuita, insegnanti dedicati, misure di sostegno al reddito, e mostre e musei, si scoprirà che la cifra aumenta vertiginosamente. Sprechi non sono mancati anche nel capitolo dedicato alle pari opportunità (750 mila euro in chiacchere e depliant) e nella cultura, tra cui spicca la Mostra sulla Scimmia (poco più di 16 visitatori al giorno al costo di 350 mila euro), e 3 milioni di euro al Teatro Piemonte Europa, il cui ex presidente è attualmente assessore della Provincia. Mentre, i valori della Resistenza hanno beneficiato di poco più di 2,5 milioni di euro. Amicizie al partito non sono mancate anche nei capitoli delle pari opportunità. l’IPLA, appena 12 giorni dopo aver ricevuto dalla giunta la concessione di 20 mila euro per lo studio degli alberi in Patagonia, ottiene un contributo di altri 90 mila euro per un generico “affidamento di progetti di interessi regionale”. In tutto in quattro anni l’IPLA ha ricevuto dalla Regione Piemonte quasi 7,5 milioni di euro, per progetti vari. Forse non è un caso che il presidente dell’IPLA, Lido Riba, consigliere regionale dei DS dal 1995 al 2005 e quest’anno candidato in Piemonte 2 della lista Morgando. Amicizia tra IPLA e centro sinistra rinsaldata anche dalla vicepresidente Emilia Bergoglio anche lei candidata nella lista Morgando di Piemonte 2, già presidente dell’Ordine Mauriziano, assessore regionale nella giunta 1990- 1995, candidata al Parlamento Europeo nel 1999 nella lista del Partito Popolare Italiano, etc… E per rimanere in argomento, Un aiuto per i paesi in via di sviluppo è inoltre una rete di giornalisti e giornali fra Piemonte e Sahel, costo dell’opera 116 mila euro, contributo assegnato 88 mila euro. Progetto questo che, nel 2006, ha ricevuto la quota di contributi più cospicui in Africa Occidentale e nel Corno d’Africa da parte della Regione. Le attività agropastorali, ma nelle fattorie penitenziarie, sono state oggetto di attenzione anche del gruppo Abele, 92 mila euro il costo dell’opera, 20 mila il contributo ricevuto dalla Regione, che forse con i carcerati senegalesi ha preferito essere cauta. Con un costo leggermente superiore (e un contributo da parte della Regione pressoché simile) la Novara Center Onlus ha realizzato 12 pozzi con pompa, orto e formazione agricola femminile in Burkina Faso. Se le pari opportunità mancano di iniziative concrete di certo non scarseggiano di personale qualificato, tanto che la giunta Bresso ha speso 106 mila euro per pagare una ‘figura esperta’ in materia di pari opportunità in affiancamento alla struttura di gestione della formazione professionale. Figura di cui nel 2005 l’assessore Giuliana Manica ha sentito l’urgente necessità, arrivando a pagare 600 euro al giorno di consulenza per un impegno complessivo di spesa di quasi 62 mila euro alla società cooperativa S&T di Torino (presidente Alberta Pasquero). Società di cui il centro sinistra pare non riesca a fare a meno: il comune di Ivrea (baluardo del centrosinistra) nel 2005 ha richiesto la consulenza della S&T (36 mila euro annui) per i progetti territoriali del Canavese, e che la stessa società vanta collaborazioni e affidamenti di incarichi praticamente con tutte le amministrazioni di centrosinistra piemontesi (Provincia di Torino, Comune di Torino, Comune di Moncalieri, Comune di Ivrea, Provincia di Novara, etc…). Ma nella girandola dei nomi appare come una vera coincidenza che Alberta Pasquero, presidente della S&T e consiglierà di parità del Piemonte per due anni e sia attualmente consigliere comunale del Patito Democratico a Ivrea. Podio degli sprechi nelle pari opportunità andrebbe a Melting Lab, ovvero un palco montato a Torino dove brillanti personalità hanno dibattutto di grandi temi e dove i soggetti che a vario titolo hanno sviluppato attività concrete e quotidiane a favore dei diritti e delle pari opportunità sono state coinvolte, attraverso la “biblioteca vivente, la cena al buio, e alle esperienza di democrazia cristiana”. Costo dell’iniziativa: 800 mila euro. Pare, che tra le tante spese per rappresentanze estere della Regione, alla Bresso piaccia molto Parigi ( che negli ultimi anni è diventata la sua seconda dimora….suo marito sarebbe infatti parigino) tanto da spendere per un allestimento fotografico 60 mila euro, più altre centinaia di migliaia per partecipazioni varie… Da Parigi a Shangai la storia non cambia: più di 500 mila euro sono stati spesi per portare il Piemonte in Asia. Senza considerare i soldi impegnati per salire sulle passerelle del festival del cinema di Cannes, Berlino, Venezia… Per rimanere in tema, il piano di comunicazione della Reggia di Venaria non poteva che essere imperiale: 9 milioni di euro, per filmati e comunicazioni varie oltre che l’acquisto di pagine pubblicitarie. A nemmeno un mese dall’evento olimpico la Regione Piemonte, copre d’oro (20 milioni di euro) il Toroc per divenire sponsor principale dei giochi olimpici. E per una beffarda regola della coincidenza, esattamente tre giorni prima la guardia di Finanza ha fatto visita alla sede del Toroc per far luce su quelli che alcuni ipotizzano essere 50 milioni di euro spesi malamente in consulenze, dipendenti soprannumero, etc. etc..., e possibile causa di un deficit, che all’epoca si aggirava intorno ai 50 milioni di euro. A cui vanno aggiunti 23 milioni di euro spesi in comunicazione solo per l’evento olimpico e paraolimpico. Più la valorizzazione di attività considerate di rilievo durante i giochi olimpici costata quasi 10 milioni di euro (9.800.000 per l’esattezza). A questi sprechi facilmente rintracciabili all’interno degli atti regionali vanno ad aggiungersi quelli più nascosti delle partecipate, ovvero aziende di pubblica utilità controllate da Enti Locali, alle quali la Regione ha trasferito risorse e obiettivi da raggiungere. È sostanzialmente nelle partecipate che si cristallizza una nebulosa rete di affidamenti e consulenze dei partiti al governo degli Enti soci. La Regione (per fare un esempio) nomina presidenti e membri del consiglio di amministrazione delle partecipate, che a loro volta affidano incarichi esterni. Una sorta di gioco delle tre carte, sposta la carta, ma l’asso c’è sempre. Tra l’altro, questo gioco riesce piuttosto bene perché la partecipata, se non su esplicita richiesta dell’Ente (e sarebbe come dire che il controllato si controlla…impossibile!) non ha l’obbligo di rendicontare consulenze e affidamenti esterni, né giornali, radio e TV ( di conseguenza l’opinione pubblica) a loro prestano molta attenzione…. Caso emblemtatico il CSI, Consorzio per il Sistema informativo, di cui la Regione è socio di maggioranza con una quota del 51% e che nonostante conti ben 1200 dipendenti ha affidato lavori a terzi per ben 282.027.127,17 euro in cinque anni. E casualmente decine di società che percepiscono lavori o singoli che beneficiano di una consulenza dal CSI hanno all’interno del loro Consiglio di amministrazione o con la figura di Amministratore delegato persone strettamente legate all’area del centrosinistra. Come il gruppo Ribes, 1.703.166,93 euro di lavoro ottenuto da CSI negli ultimi anni è formato da 7 società, una delle quali, La Ribes Tecnologie, ha per direttore generale Paolo Fornero, le cui dichiarazioni stampa valgono più di mille considerazioni. Al settimanale Left del 6 luglio 2007 (pag. 27) infatti dichiara: “ Non che mi aspettassi parole di appoggio per il nostro movimento (Democratici di Sinistra, ndr) ma ritengo che sia troppo superficiale tutto quello che ha detto (Veltroni, ndr) soprattutto quando ci ha etichettati come ‘ambientalisti del no’. Io ho sempre avuto il partito nel cuore e continuerò a seguirlo, ma sulla Tav non cambio idea e come me molti altri iscritti Ds che comunque hanno già deciso di confluire nel PD”. Tra gli incarichi da parte delle partecipate si sottolineano: Eta Beta, cooperativa con un consiglio di amministrazione al cui interno ci sono esponenti di un’organizzazione terroristica, Prima Linea, ha incarichi dal CSI per oltre 514 mila euro. Il fratello dell’attuale presidente della Provincia è invece consulente del Csi, con paga di 82 mila euro. 131.506 invece per l’ex sindaco Valentino Castellani. Non bastano 86 pagine a spiegare tutti gli sprechi, ce ne sono molti altri, che l’intera giunta custodisce nel suo cassetto e che noi non abbiamo evidenziato solo per facilitare la lettura di questo libro. |
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